La Psichiatria del Terzo Millennio

venerdì, febbraio 02, 2007

Disturbo depressivo maggiore: nessuna evidenza di comportamento e di ideazione suicidaria con l’antidepressivo duloxetina

Ricercatori hanno esaminato i dati di studi clinici di fase II e III sul comportamento suicidario ed ideazione suicidaria nei pazienti con disturbo depressivo maggiore trattati con duloxetina. Dall’analisi non è emersa alcuna significativa differenza nell’incidenza di eventi correlati al suicidio con Duloxetina rispetto al placebo in 12 studi clinici ( duloxetina: 1.812 pazienti; placebo: 1.814 pazienti ). La differenza di incidenza con metodo di Mantel-Haenszel ( MHID ) per i comportamenti suicidari è risultata essere –0.03%, e –0.002 la differenza di percentuale di esposizione aggiustata per il tempo ( MHRD ). I cambiamenti nei punteggi di suicidabilità item-3 alla scala HAMD ( Hamilton Depression Scale ) hanno mostrato un miglioramento maggiore con la Duloxetina ( MHID = -4.25%; p <>
Acharya N et al, J Clin Psychopharmacol 2006; 26: 587-594

FDA: Paliperidone nel trattamento della schizofrenia

L’FDA (Food and Drug Administration) ha approvato Invega (paliperidone) nella formulazione a rilascio prolungato.Il paliperidone è un nuovo antipsicotico atipico per il trattamento della schizofrenia, metabolita attivo del risperidone. L’efficacia di Invega nel trattamento acuto della schizofrenia è stata valutata in 3 studi clinici controllati con placebo della durata di 6 settimane. Gli studi clinici hanno riguardato 1600 pazienti di 23 paesi. Invega ha dimostrato di migliorare i sintomi in modo statisticamente significativo, rispetto al placebo, in tutti i dosaggi esaminati ( da 3 a 15mg/die ). Invega è anche risultato superiore al placebo alla scala PSP ( Personal and Social Performance). I più comuni eventi avversi riportati nel corso degli studi clinici sono stati: acatisia e disturbi extrapiramidali (movimenti involontari, tremori ed indolenzimento muscolare). La percentuale di interruzione del trattamento a causa degli effetti indesiderati per i soggetti trattati con Invega è risultata bassa: 2% per 3mg, 6% per 6mg, 4% per 9mg, 5% per 12mg, contro 5% per il placebo.
Fonte: Johnson & Johnson, 2006

sabato, novembre 04, 2006

Efficacia dei triptani nell’emicrania mestruale

L’emicrania mestruale interessa circa il 50-60% delle donne che soffrono di emicrania, ma le conoscenze circa il ruolo degli ormoni, in particolare gli estrogeni, è ancora da definire in modo completo. Ricercatori della Vanderbilt University School of Medicine di Nashville ( USA ) hanno compiuto una revisione sistematica, finalizzata a stabilire il ruolo degli ormoni nell’emicrania mestruale. Dalla letteratura, sono stati selezionati 643 articoli.L’influenza dell’estrogeno nell’emicrania risulta evidente dal fatto che le donne presentano un’incidenza di emicrania 3 volte maggiore rispetto agli uomini, e dai significativi cambiamenti nell’incidenza dell’emicrania in funzione dello stato riproduttivo femminile. L’emicrania mestruale è generalmente più resistente al trattamento, di norma non è associata ad aura, è di lunga durata ed, in genere, comporta una disabilità funzionale maggiore rispetto agli attacchi che si manifestano in altri periodi del mese. L’evidenza biochimica e genetica indica un ruolo centrale e periferico dell’estrogeno nella patofisiologia dell’emicrania mestruale, con potenziali interazioni con i circuiti eccitatori, compresi i componenti serotonergici. Sebbene non ci siano evidenze riguardo all’impiego di estrogeno come trattamento preventivo dell’emicrania mestruale, gli agonisti del recettore della serotonina ( triptani ) producono un sollievo intenso e possono avere anche un ruolo preventivo. In conclusione: l’evidenza epidemiologica, patofisiologica e clinica correla l’estrogeno all’emicrania. I triptani sembrano alleviare notevolmente il dolore e possono essere impiegati anche a scopo preventivo.
Brandes JL, JAMA 2006; 295: 1824-1830

Incoraggianti risultati per la Creatina e la Minociclina nella malattia di Parkinson in fase precoce

Uno studio compiuto dai NINDS NET-PD Investigators ha valutato se la Creatina e l’antibiotico Minociclina fossero in grado di alterare il decorso della malattia di Parkinson in fase precoce. Ai partecipanti era stata diagnosticata la malattia di Parkinson da meno di 5 anni e non necessitavano di trattamenti per i sintomi. L’end point primario era rappresentato da cambiamenti alla scala UPDRS (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale) dal basale al momento in cui è stata riscontrata sufficiente disabilità da instaurare una terapia sintomatica per la malattia di Parkinson, oppure a 12 mesi. Un totale di 200 pazienti sono stati assegnati in modo casuale, in rapporto 1:1:1, a ricevere Creatina 10g/die, Minociclina 200mg/die o placebo. La soglia di futilità è stata definita come riduzione del 30% nella progressione alla scala UPDRS rispetto al braccio placebo/Tocoferolo nello studio DATATOP (Deprenyl And Tocopherol Antioxidative Therapy of Parkinsonism). Un valore di p inferiore o uguale a 0.1 era indice di futilità. E’ stato osservato che né la Creatina né la Minociclina possono essere considerati come terapia futile sulla base della soglia di futilità DATATOP. La tollerabilità è stata del 91% nel gruppo Creatina e del 77% nel gruppo Minociclina. I più comuni effetti indesiderati sono stati: sintomi respiratori (26%), dolore articolare (19%), nausea (17%). Secondo gli Autori, sia la Creatina che la Minociclina dovrebbero essere valutati in studi clinici di fase III per determinare se sono in grado di modificare la progressione nel lungo periodo della malattia di Parkinson.
NINDS NET-PD Investigators, Neurology 2006; Published online before print

Indiplon nel trattamento dell’insonnia

Indiplon è un ipnotico-sedativo non benzodiazepinico a breve durata d’azione. E’ un potenziatore allosterico ad alta affinità del recettore GABA-A. E’ stato mostrato che Indiplon si lega a specifici siti di legame per BZ1 o Alfa1 del recettore GABA-A, differenziandosi dalle classiche benzodiazepine. Uno studio di fase III ha valutato l’efficacia e la sicurezza di Indiplon, formulazione a rilascio immediato, in 200 pazienti adulti con insonnia primaria cronica nell’arco di 35 giorni. Indiplon ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo nell’end point primario di Latency to Persistent Sleep (LPS), una misura ottenuta mediante polisonnografia. Il trattamento con Indiplon 10mg ha ridotto LPS a 28 minuti (p <>Q). Non è stata osservata insonnia rebound. Un secondo studio clinico di fase III con Indiplon a rilascio immediato ha mostrato il raggiungimento degli end point primari e secondari in 593 soggetti con insonnia transitoria. L’end point primario era rappresentato dalla Latency to Persistent Sleep (LPS), mentre l’end point secondario consisteva nella Latency to Sleep Onset (LSO). I miglioramenti medi nell’end point primario sono stati del 36% e del 50% per il dosaggio 10mg e 20mg, rispettivamente. I pazienti hanno anche presentato un miglioramento della Sleep Quality per entrambi i dosaggi.
Fonte: Neurocrine Biosciences, 2006

mercoledì, settembre 13, 2006

Effetti della Cannabis sul neurosviluppo


Il cervello in sviluppo è suscettibile agli effetti dei cannabinoidi esogeni sia durante il periodo perinatale ( attraverso l’uso di Cannabis da parte della madre) che nell’adolescenza. Dati di esposizione perinatale su animali e sull’uomo hanno dimostrato un effetto della Cannabis su alcune funzioni, tra cui: deficit cognitivo specifico, soprattutto nella funzione visuospaziale, impulsività, inattenzione ed iperattività, sintomi depressivi. Da studi su animali è emerso che anche i sistemi di controllo motorio, la funzione neuroendocrina e la nocicezione possono essere influenzati dalla Cannabis. Studi fetali hanno mostrato che questi effetti sarebbero dovuti ad influenze mediate dai cannabinoidi sui sistemi di neurotrasmissione basati sulla dopamina e sugli oppioidi. I cannabinoidi durante il periodo adolescenziale producono effetti deleteri sul sistema cognitivo, sui sintomi depressivi, sulla schizofrenia e sui disturbi da uso di sostanze. Differenze specifiche per sesso sono state osservate sia negli studi sull’uomo che in quelli su animali.
Sundram S et al, Hum Psychopharmacol 2006; 21: 245-254

Vareniclina, un farmaco per smettere di fumare

Vareniclina (Champix) è un parziale agonista del recettore nicotinico alfa4-beta2. L’efficacia della Vareniclina è stata valutata in 2 studi clinici controllati con placebo in circa 2000 fumatori. Questi soggetti sono stati assegnati a ricevere Vareniclina 1mg due volte al giorno, Bupropione 150mg 2 volte al giorno, o placebo, per 12 settimane. Il periodo osservazionale è stato di 40 settimane ( senza trattamento ). Il 44% dei pazienti trattati con Vareniclina hanno smesso di fumare alla fine del periodo di trattamento di 12 settimane, contro il 30% dei pazienti che hanno smesso dopo aver assunto Bupropione ed il 18% di quelli trattati con placebo.Dopo 1 anno, i pazienti che hanno ricevuto Vareniclina presentavano una maggiore probabilità di rimanere liberi dal fumo rispetto ai pazienti che hanno ricevuto Bupropione oppure placebo. In un terzo studio, i pazienti sono stati trattati con Vareniclina per 12 settimane, e, successivamente, sono stati assegnati in modo casuale a placebo o a Vareniclina per altre 12 settimane. Questi pazienti sono stati seguiti per 28 settimane dopo il trattamento. Il 71% dei soggetti che hanno assunto Vareniclina erano liberi dal fumo dopo 6 mesi, rispetto al 50% del placebo.